Sei nato ad Umbertide, l’Autodromo di Magione rappresenta un po’ casa per te… Esatto, il sabato e la domenica venivo sempre qui con mio papà a seguire le gare: io sono cresciuto qui come anche la mia passione è nata e cresciuta qui, ed è stata alimentata con la Formula 3, con il Campionato Italiano… Ricordo l’allora Campionato Italiano Sport Prototipi con le Gruppo6 che erano le mie vetture preferite: ancora oggi penso a quei piloti come a quegli idoli da ragazzino che però poi riesci quasi a toccare con mano, sensazioni ed emozioni che ti porti dietro per tutta la vita. Partiamo da zero: raccontami i tuoi primi passi con la Scuderia Coloni di Passignano sul Trasimeno.Sì, la scuderia del mio paese. Dopo i primi anni da avvocato ho avuto modo di lavorare con loro sempre in questa veste, abbinando la mia professione legale ad un ruolo manageriale. Era all’incirca il 2002 ed io li ho seguiti in pista svolgendo un ruolo simile a quello che oggi definiremo di Team Manager, partecipando al campionato di Formula 3000 Internazionale con Giorgio Pantano ed Enrico Toccacelo.L’anno successivo la Scuderia Coloni acquistò la Stoddart – il Team European Minardi che divenne il Red Bull Junior Team, con Antonio Liuzzi e Patrick Friesacher. Poi arrivò la Formula 3, insieme a Christian Montanari e Marco Bonanomi con l’allora Lola come telaio con motore Mugen, ed era l’unica squadra in Italia a non avere il binomio Dallara-Fiat, per cui fu una stagione piuttosto interessante. Quindi il passo nel mondo rally.Sì, successivamente a metà stagione sono andato in Sardegna, chiamato da Pasquale Lattuneddu (l’allora braccio destro di Bernie Ecclestone) per dirigere il Gran Premio di Cagliari come direttore generale appunto, e poi sono rimasto come direttore generale anche del Mondiale Rally durante i primi due anni del Rally Italia Sardinia – che poi sono state le prime due edizioni dopo il Rally di Sanremo.Lì abbiamo cercato di introdurre un nuovo concetto di Mondiale Rally rendendo la gara più spettacolare ed attraente a livello televisivo. Mi ricordo la prima prova speciale totalmente in diretta, Liscia Ruja: partiva da Calangianus e poi proseguiva fino a scendere alla magnifica spiaggia di Cala di Volpe. Apportammo l’innovazione di creare un unico service park, ossia un vero e proprio paddock dove a differenza dei rally precedenti erano concentrate tutte le assistenze, perciò tutti i piloti ritornavano lì per permettere ai fan di vedere le proprie vetture. Insomma, per me due anni bellissimi in cui ho conosciuto tantissime persone. E poi?Terminata questa esperienza ho avuto l’opportunità grazie ad Ecclestone e ad un carissimo amico, Maurizio Salvadori, di creare un team in GP2: Trident Racing.È stata una cosa abbastanza speciale perché nel 2005 era nata la GP2 con un numero limitato a 12 team e noi siamo riusciti ad entrare direttamente l’anno successivo: al debutto nel 2006 abbiamo vinto tre gare, per cui è stato un esordio brillante. Ho fatto tre anni da Managing Director e Team Principal di Trident, ed abbiamo anche vinto Montecarlo… Poi ho avuto la fortuna di andare a lavorare tre anni in N.Technology con Mauro Sipsz, occupandomi sia della gestione vetture turismo che del campionato di Formula Master. Un’esperienza molto bella che mi ha lasciato un’amicizia preziosa ed importante con Mauro. Ed a proposito di amicizie importanti…
Ho avuto la fortuna di andare a lavorare per sette anni a Ginevra con Nicolas Todt occupandomi della gestione dei piloti: da Felipe Massa a Pastor Maldonado, Jules Bianchi, Charles Leclerc, James Calado che ad oggi è un assoluto protagonista Ferrari nel mondiale endurance, e molti altri giovani piloti.Ma c’erano anche tante altre attività che abbiamo sviluppato insieme, ad esempio la creazione di Art Gran Prix come costruttore nel karting, l’acquisizione di Birel che ha poi portato a Birel ART, l’esperienza come avvocato nel mondiale endurance per diverso tempo… Insomma, un momento di crescita personale importantissimo in cui conosciuto anche Fred Vasseur, poiché Todt era socio di Vasseur nell’Art Gran Prix. In quegli anni mi sono occupato di Art Gran Prix nel settore legale insieme a Nicolas e Fred, ho seguito Fred nella creazione di Spark Racing Technology sin dal principio, poi l’avventura Formula E che è stata molto arricchente anche dal punto di vista imprenditoriale, finché dopo ben sette anni con Nicolas ho seguito Fred in Sauber. Arrivando quindi in F1.
Sì, sono approdato in Sauber nel 2017 insieme a Fred, anche se nel contempo avevo creato la mia società di piloti (la Trusted Talent Management), per cui avevo iniziato con Stoffel Vandoorne e riportato Robert Kubica in F1 dopo la sua parentesi nel rally… Diciamo che la F1 è diventata l’obiettivo principale proprio grazie al mio ruolo di Managing Director in Sauber: un meraviglioso cammino di sette anni, condividendo successi e traguardi come il sesto posto nel campionato costruttori 2022. Successivamente nel periodo in cui ho dovuto gestire la transizione da Sauber ad Audi, ho ricoperto il ruolo di Team Principal per la squadra, e quella è senz’altro un’esperienza che mi ha arricchito molto.Avevo poi deciso di terminare il mio percorso lavorativo nel Motorsport, però è chiaro che avere la possibilità di lavorare in McLaren al fianco due campioni come Andrea Stella e Zak Brown, è stata un’opportunità irrinunciabile; oltretutto ho scoperto un’azienda dove i campioni non sono soltanto loro, ma tutto il team, ed io ho avuto l’opportunità di lavorare insieme a persone straordinarie con un gruppo di lavoro fenomenale. Un’esperienza eccezionale al di là dei successi ed oltre quello che sta succedendo durante questo campionato. Quali consigli avresti dato al te del passato?
Continuare a sognare è la cosa più importante nella vita e nel lavoro, ed avere una forte motivazione è fondamentale: porsi dei traguardi, cercare di raggiungerli con determinazione ed umiltà. Io ho fatto la gavetta vera, iniziando nel ‘99 ed arrivando in F1 dopo tanti anni. Per me questo è un gran vantaggio che molti giovani di oggi non hanno poiché arrivano immediatamente in F1, ed invece secondo me è molto importante attraversare prima una fase di questo tipo. I giovani dovrebbero iniziare dal basso facendosi le ossa, per quello sostengo fermamente che l’automobilismo a tutti i livelli sia valido e formativo. C’è stato un momento nella tua carriera in cui hai pensato “Ce l’ho fatta”?Io guardo sempre al futuro, quindi dirò “Ce l’ho fatta” al prossimo progetto. Sicuramente vincere un campionato del mondo di F1 è un traguardo importante, e la possibilità di viverlo e raccontarlo ai propri figli o nipoti è qualcosa di straordinario.Ci sono tantissime persone che lavorano nel Motorsport in generale o in F1 che non hanno mai avuto l’opportunità di conquistare un podio o una vittoria, e non nascondo che lì ci vuole anche un pizzico di fortuna… È un traguardo importantissimo ma è chiaro che non ci si accontenta mai. Abbiamo tanti altri obiettivi, tra cui un vincere il campionato piloti. Quindi non considero di avercela fatta perché ogni giorno c’è un nuovo traguardo, ma senz’altro ho il privilegio di aver trasformato la mia passione in un lavoro guardando avanti senza fermarmi mai. Ed in conclusione di questa intervista?Spero che si percepisca e che arrivi la passione che ho nel fare tutto questo. E pensare che tutto parte da i miei sabati e domeniche da bambino dietro la rete dell’Autodromo di Magione… A distanza di tanti anni, affronto il mio lavoro ancora con la stessa passione e lo stesso entusiasmo di quei giorni!
Fonte Silvia Napoletano / Ufficio Stampa PNK Motorsport
Foto Claudio Signori
